martedì 21 ottobre 2014

ENERGIA: DIRITTI A VIVA VOCE

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Comunicato stampa del 17 ottobre 2014


ENERGIA E GAS: MARTEDI’ 21 OTTOBRE SECONDA “GIORNATA DEL CONSUMATORE INFORMATO”

18 ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI NELLE PIAZZE D’ITALIA OFFRIRANNO CONSULENZA GRATUITA AI CITTADINI SU PROBLEMI CON LE UTENZE DI LUCE E GAS


Martedì 21 ottobre le associazioni dei consumatori incontreranno i cittadini nelle piazze italiane e offriranno il loro aiuto agli utenti alle prese con problemi legati alle forniture di luce e gas. In questa seconda “Giornata del consumatore informato” (che fa seguito all’analoga iniziativa realizzata lo scorso 1 luglio), gli operatori dei 31 sportelli del progetto “Energia: Diritti a Viva Voce”*, allestiranno stand e banchetti nelle principali piazze o luoghi molto frequentati, dove diffonderanno materiale informativo e forniranno consulenze ai cittadini su conguagli, errori di fatturazione, consumi non effettuati, contratti non richiesti, truffe, ecc. Lo scopo dell’iniziativa è fornire agli utenti un’adeguata conoscenza dei propri diritti in materia di energia e aiutare i cittadini a risolvere problemi con le utenze di luce e gas, dando loro efficaci strumenti di difesa.
Le città coinvolte nell’iniziativa saranno Bolzano, Udine, Torino, Genova, La Spezia, Milano, Bologna, Parma, Modena, Perugia, Firenze, Pescara, Campobasso, Roma, Latina, Napoli, Caserta, Benevento, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Cagliari.

Per ulteriori informazioni sui luoghi e sugli orari in cui si svolgerà la manifestazione si possono contattare gli sportelli “Energia: Diritti a Viva Voce”. Indirizzi e recapiti su www.energiadirittiavivavoce.it





*Energia: Diritti a Viva Voce è un progetto che offre ai cittadini attraverso 31 sportelli sul territorio nazionale e un servizio di numero verde (800 821212) informazioni e  assistenza per orientarli nella giungla delle tariffe energetiche e difendersi da scorrettezze, errori, truffe e raggiri di ogni tipo. Ad oggi l’iniziativa ha registrato oltre 100 mila contatti. Il sito Internet dedicato al progetto ha avuto 70 mila visitatori (dall’8 aprile 2013). I contatti registrati dagli sportelli e dal numero verde sono stati oltre 33 mila.

Per ulteriori informazioni si può visitare il sito www.energiadirittiavivavoce.it      

 
Le 18 associazioni aderenti al progetto “Energia: Diritti a Viva Voce” sono:

Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Altroconsumo, Asso-Consum, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori.



Rapporti con la stampa:  

Angela Carta, ufficio stampa Movimento Consumatori
Tel.064880053– 338 1990510 – angela.carta@movimentoconsumatori.it

Stefano Zerbi, ufficio stampa Codacons
Tel. 06 3721573 – 340 1834972 – ufficiostampa@codacons.org
 

DALLE ORE 16,00 ALLE ORE 18,00 IN PIAZZA GARIBALDI GLI OPERATORI DEGLI SPORTELLI “ENERGIA: DIRITTI A VIVA VOCE” OFFRIRANNO CONSULENZA GRATUITA AI CITTADINI SU PROBLEMI CON LE UTENZE DI LUCE E GAS
 

mercoledì 15 ottobre 2014

PESTO…E CONTINUANO A CHIAMARLO GENOVESE!

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L'Italia è il Paese delle Meraviglie.
Se chiedi ad un genovese la ricetta del "Pesto genovese" di certo non sarà coerente con quello che si ritrova nelle etichette di questi tre prodotti che abbiamo acquistato in un supermercato. 

 
Secondo la BARILLA gli ingredienti sono 14.
Denominazione di vendita "I Pesti alla Genovese" con basilico fresco.
Ingredienti in ordine crescente: 
1) Olio di semi di girasole 44,5%
2) Basilico 30%
3) Anacardi;
4) Grana Padano DOP 4,5% (lisozima da uovo);
5) Siero di latte in polvere;
6) sale;
7) Pecorino romano DOP 1,2%;
8) zucchero;
9) olio extravergine di oliva 1%;
10) estratto di basilico;
11) aroma naturale (latte);
12) aglio;
13) latticello in polvere (latte);
14) correttore di acidità: acido lattico;
può contenere tracce di altra frutta a guscio;
Gli ingredienti sottolineati possono provocare reazione in persone allergiche o intolleranti.

Secondo la COOP sono 11.
Denominazione di vendita "Pesto con Basilico Genovese DOP".
Ingredienti in ordine crescente: 
1) Basilico Genovese DOP 35%;
2) Olio di semi di girasole;
3) anacardi;
4) olio extravergine di oliva 10%;
5) Grana Padano DOP (latte vaccino, sale, caglio, lisozima da uovo) 6%;
6) Pecorino romano DOP (latte ovino,sale, caglio) 4%;
7) sale;
8) pinoli 1%;
9) correttore di acidità: acido lattico;
10) aglio 0,5%;
11) antiossidante: acido ascorbico.
Gli ingredienti sottolineati possono provocare reazione in persone allergiche o intolleranti.




Secondo ALMAVERDE BIO sono 11.
Denominazione di vendita "Pesto alla Genovese Biologico".
Ingredienti in ordine crescente: 
1) Olio di semi di girasole;
2) Basilico 36%;
3) Formaggio;
4) Anacardi;
5) sale;
6) Pinoli;
7) Olio extravergine di oliva;
8) patate;
9) sciroppo di fruttosio;
10) aromi naturali;
11) correttore di acidità: acido lattico.
Gli ingredienti sottolineati sono biologici.

Mentre i prodotti commerciali contengono gli ingredienti più eterogenei, gli ingredienti riportati dal Disciplinare di produzione per il "Pesto Genovese" sono questi 8:
1) Basilico genovese DOP;
2) Olio extravergine di oliva nazionale;
3) Formaggio DOP "Parmigiano Reggiano" o "Grana padano" grattugiato;

4) Formaggio pecorino DOP;
5) aglio;

6) pinoli;
7) noci (facoltative);
8) sale marino.


Vedi questo video per saperne di più:
https://www.youtube.com/watch?v=pYOeztNUoL4

Il Basilico Genovese DOP è prodotto secondo il disciplinare del Consorzio di Tutela Basilico Genovese DOP (http://www.basilicogenovese.it) . 

Ci sembra che ogni commento sia superfluo. 
ACU si riserva di verificare presso le Autorità competenti la correttezza di quanto fin qui  riscontrato. Intanto invitiamo tutti i consumatori a segnalarci le incongruenze che incontrano nella denominazione e negli ingredienti dei prodotti industriali. 


Gianni Cavinato
Tecnologo Alimentare
Presidente Nazionale ACU Associazione Consumatori Utenti (http://www.associazioneacu.org/)

lunedì 13 ottobre 2014

BAYER:"IL MARKETING DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI E' IRRESPONSABILE"

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 Comunicato stampa del 13 ottobre 2013

Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer.

 


La Coalizione chiede un bando generale della pubblicità sui medicinali.

La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER sostiene che la campagna pubblicitaria della BAYER per l'integratore multivitaminico BEROCCA è irresponsabile, poiché non esiste uno studio rispettabile che provi l'efficacia dell'integratore. Inoltre le dosi eccessive potrebbero essere dannose alla salute. La BAYER ha iniziato la campagna di mercato per il BEROCCA in oltre 50 paesi in tutto il mondo, tra cui Regno Unito, Germania, Italia, Sudafrica e Korea, e ha già iniziato le vendite negli Stati Uniti.

Il BEROCCA contiene una dubbia miscela di vitamine del gruppo B, guaranà, caffeina, vitamina C, zinco e magnesio. L'integratore è pubblicizzato specialmente come rimedio per i postumi di una bevuta eccessiva. Uno studio del 2005, pubblicato nel British Medical Journal  è giunto alla conclusione che "non esiste una prova sicura che un qualunque intervento convenzionale o aggiuntivo sia efficace per prevenire o curare i postumi dell'alcool". Anche un più recente studio del 2010 è giunto alle stesse conclusioni.

Il BEROCCA non è stato esaminato dalla Food and Drug Administration riguardo alla sicurezza e accuratezza delle informazioni presentate. Per provare la presunta efficacia del BEROCCA, la BAYER cita uno studio autofinanziato condotto con impiegati della Compagnia stessa. Perfino gli autori dello studio sottolineano che la validità delle loro conclusioni è dubbia. Il Governo degli Stati Uniti, ha detto che la BAYER, nella sua campagna pubblicitaria per un integratore alimentare pensato per aiutare la digestione, sostiene qualità non provate.

La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla BAYER (CBG Germany), che da 35 anni sta monitorando la BAYER, chiede il bando della pubblicità di medicinali e integratori alimentari. Philipp Mimkes, Consigliere della Coalizione, afferma: "Tutte le pubblicità dei medicinali dovrebbero essere vietate. I farmaci efficaci prevarranno sempre, sostenuti da studi, riviste specializzate e dall'esperienza sul campo dei medici. L'onnipresente pubblicità è quella che spinge sul mercato sostanze non necessarie se non addirittura pericolose".

Mimkes sostiene che l'informazione sui farmaci dovrebbe essere nelle mani degli studiosi indipendenti e delle autorità e non in quelle delle compagnie che mirano solo al profitto. Tra l'altro, il bando della pubblicità potrebbe ridurre sensibilmente il prezzo dei farmaci perché l'industria farmaceutica usa fino al 40% dei suoi introiti per il marketing.
 
Col nome di ONE-A-DAY, la BAYER vende numerosi integratori alimentari negli Stati Uniti. Di nessuno di questi integratori è stata provata l'efficacia. Secondo le loro pubblicità essi rinforzano il cuore e il sistema immunitario, fanno bene agli occhi e forniscono più energia al corpo. Queste promesse hanno aiutato la Compagnia a raggiungere incassi di un miliardo di euro nel solo settore degli integratori alimentari, mentre la BAYER, negli Stati Uniti ha già dovuto pagare parecchie multe per pubblicità ingannevole.

Il mercato degli integratori alimentari è soggetto a scarsa regolamentazione. I produttori non sono obbligati a presentare studi sull'efficacia delle sostanze e sui possibili rischi, prima dell'immissione sul mercato. Gli esperti nutrizionisti sottolineano che gli integratori alimentari non possono compensare le conseguenze di una dieta non salutare. Secondo questi, una dieta equilibrata fornisce tutte le sostanze nutritive importanti e gli integratori dovrebbero essere usati solo dove viene diagnosticata una carenza specifica.



 

EFFETTI NEGATIVI DELLE FABBRICHE DI MUNIZIONI MILITARI SULLA SOCIETA' CIVILE: UNA PROPOSTA DI PROGETTO

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Alla cortese attenzione della Presidenza ISDE della sezione della Spezia.

Sono un nuovo membro della sezione ISDE di La Spezia e vorrei portare un contributo fattivo alla nostra associazione.
Come noto, il comprensorio della provincia della Spezia ha un’economia fondata sull’industria della difesa e sugli stabilimenti militari, dove sono concentrati a pochi chilometri di distanza l’Arsenale della MMI, il poligono di tiro della MMI “P. Cottrau” , le polveriere della MMI a Vallegrande, la Oto Melara, la MBDA Missile Systems, la Fincantieri, la fonderia di proiettili Patrone, l’Eliporto di Maristaeli Luni, i depositi NATO di Ca’ di Moncelo, il centro di ricerca subacqueo NATO “Saclant”, la Commissione Permanente della MMI per lo studio e la sperimentazione del materiale da guerra e tutto l’indotto che su tale tessuto vive e produce.
Le fabbriche di munizioni militari sono, almeno nello sviluppato mondo occidentale, generalmente di proprietà di società private, i cui imprenditori decidono che è redditizio investire del proprio capitale nella progettazione, sperimentazione, produzione, collaudo, trasporto e vendita di ordigni bellici destinati al mercato militare. Come qualsiasi attività economica, vi sono necessità di autorizzazioni, strutture e manodopera per il loro svolgimento. Si tratta a tutti gli effetti di attività di tipo privatistico, che, mentre producono utili per gli azionisti, ovviamente generano anche delle “esternalità” che sono sistematicamente ignorate dagli enti pubblici, dai dipendenti, dalle organizzazioni sindacali e dagli abitanti vicini a così ingombranti industrie. Tale lacuna è dovuta alla mancanza di una corretta informazione di base, che spesso, per propria convenienza, non è neppure ricercata, ma anzi quasi temuta, dai lavoratori stessi. Inoltre, anche se è lodevole la buona fede degli attivisti per la pace, e il loro sforzo compiuto nel tentativo di contrastare l’espansione di tali tipi d’industrie, la scarsità di consistenza tecnica di taluni elementi portati all’attenzione dell’opinione pubblica, li rende poco credibili nei confronti di chi opera all’interno di tale comparto merceologico, formato da personale dipendente a elevata specializzazione e ad alto tasso di scolarizzazione. Avendo lavorato io stesso per oltre vent’anni nel settore esplosivistico di diverse industrie della difesa nazionali e multinazionali (Oto Melara, Alenia Difesa, Alenia Marconi Systems, MBDA Italia), ritengo che sia necessario aumentare il livello di conoscenza tecnica da parte di tali movimenti, oltre che la consapevolezza dei dipendenti, per operare con metodo nonviolento, quale il dialogo intellettualmente onesto, una trasformazione all’interno della società che consenta di ridurre e infine a neutralizzare gli effetti negativi di tali scelte industriali.
Sono nato il 25 aprile 1961 e dopo essermi diplomato perito chimico nel 1980, mi sono laureato a settembre del 2008, con una Tesi sperimentale del corso di laurea in scienze per la pace dell'università di Pisa dal titolo “Effetti negativi delle fabbriche di munizioni militari sulla società civile”, che allego per conoscenza. Ovviamente la progettazione, la produzione e l’uso delle munizioni, abbraccia moltissimi aspetti tecnologici e ingegneristici, come ad esempio meccanica, chimica, elettronica, aerodinamica, balistica, informatica, oleodinamica, pneumatica ecc. Per comprensibili vincoli di spazio e di competenze personali, lo scopo del documento è, limitandosi alla parte esplosivistica delle munizioni, fornire un panorama degli effetti negativi, basato sull’evidenza scientifica di fatti, e non sulla scorta di opinioni personali. Per far ciò vi sono illustrati i diversi manufatti contenenti materiali energetici, i loro principali elementi, le sostanze contenute all’interno, il loro processo produttivo, i prodotti di combustione emessi in atmosfera che sono generati dal funzionamento operativo degli stessi in fase di collaudo e infine la sistemazione territoriale degli stabilimenti.
Come gia indicato precedentemente, ho lavorato dal 1984 al 2003 nell'industria della difesa dove mi sono occupato della produzione, integrazione, sperimentazione di munizioni da cannone a di missili, specificatamente per la parte propellenti, pirotecnica ed esplosivi.
Nell'aprile 2001, sono stato operato per un adenocarcinoma a cellule chiare al rene sinistro con asportazione dello stesso.
Dal settembre 2003 ho un nuovo impiego al di fuori dell'industria della difesa, ma sempre nel campo delle munizioni civili e sportive, e mi occupo di sicurezza, prevenzione e protezione.
Avendo acquisito una diversa professionalità, ho scoperto che potrebbe esserci stato un legame tra quanto accaduto alla mia salute e le sostanze, soprattutto il DNT (dinitrotoluene) ed il piombo, a cui sono stato esposto nel corso del mio lavoro .
Ho approfondito le mie ricerche, e nell'agosto 2004, ho deciso di chiedere la valutazione di malattia professionale con l'INAIL, pratica legale che dopo due gradi di giudizio  è stata recentemente rigettata dalla Corte di appello di Genova.
Ho dovuto pertanto raccogliere documentazione tecnico scientifica, medica, epidemiologica, legale che cercasse di dimostrare la causalità fra sostanze e patologia cancerogena riscontrata, di cui allego ulteriore documentazione scaricabile al link:


Ho scoperto che, almeno in Italia, non risulta nulla, ma anche negli altri paesi, ben poco (singolarmente e l'uranio depleto docet...) è stato pubblicato per dimostrare tali relazioni e solo il lavoro di Mauro Cristaldi, Cristiano Foschi , Germana Szpunar , Carlo Brini , Fiorenzo Marinelli  e Lucio Triolo “Toxic Emissions from a Military Test Site in the Territory of Sardinia, Italy” pubblicato su  Int. J. Environ. Res. Public Health 2013, 10 è senza dubbio il pioniere in questo tentativo.
Sarebbe,a mio modo di vedere,  utile valorizzare il moltissimo materiale scientifico che ho impiegato nella sia nella mia tesi che nella mia causa, per integrarlo con un approccio tecnico scientifico multidisciplinare di altri tecnici, scienzati e esperti, mettendo a disposizione dell'ISDE per questo progetto tutta la conoscenza acquisita con la mia esperienza medica e professionale, per produrre qualcosa che vada al di là (e spero molto) del caso singolo e possa essere utile a stimolare una riflessione corretta ed intellettualmente onesta sull'industria della difesa e dei suoi molteplici effetti sulla comunità civile che potrebbero sintetizzarsi come segue:

1.            Le frammentarie Analisi Costi Benefici, valutate positivamente dalle organizzazioni sindacali e dagli organi politici, illustrano all’opinione pubblica solo i vantaggi, rappresentati dai posti di lavoro generati e dall’indipendenza tecnologica da fattori esterni, delle fabbriche di munizioni militari. Sono in realtà totalmente fallimentari perché non
tengono conto di tutti gli extra costi generati da:

a.            Cure e trattamenti sanitari somministrati ai malati di tumori provocati dall’esposizione a sostanze cancerogene.

b.            Pensioni di invalidità pagate dagli enti di previdenza alle vittime ed ai loro eredi (solo a chi affronta lunghe, costose ed incerte cause legali).

c.            Sottrazione di vaste aree di territorio a investimenti più redditizi.

d.            Costi per la bonifica dei siti di produzione e prova dismessi dagli inquinanti penetrati e persistenti nel terreno e nelle falde acquifere.

e.            Enormità dei costi di gestione di elefantiaci programmi di cooperazione internazionali con duplicazioni e ridondanze di strutture ed apparati produttivi.

f.             Finanziamenti statali per società o siti decotti mantenuti unicamente quali serbatoi di voti per vassallaggio politico/sindacale

2.            Questo solo per monetizzare i conti, perché il valore di una singola vita umana è grande quanto l’intero universo.

3.            La pavidità e frammentazione delle competenze di tutti gli organi preposti al controllo ed alla salvaguardia della salute pubblica, non ha ancora prodotto un’analisi epidemiologica degna di questo nome. Analizzando con serietà ed onestà intellettuale l’incidenza di tumori di cui soffre il personale impiegato e la popolazione residente nelle zone limitrofe ai siti dove si costruiscono e si provano gli ordigni bellici, si scoprirebbe con totale evidenza il nesso causale tra di essi.

4.            Tutto quanto esposto precedentemente ed imposto dalla normativa attualmente in vigore, si applica unicamente a stabilimenti gestiti da società o soggetti PRIVATI, poiché le Forze Armate sono oggetto di una RISERVA TOTALE DI LEGGE. Non sono pertanto in grado di stabilire se e quali cautele sono adottate nella gestione del rischio da parte delle procedure adottate dal personale militare appartenente alle Forze Armate.

5.            Tale riserva di legge, spesso arrogantemente malcelata dal velo del segreto militare a copertura della becera ignoranza di ogni più elementare norma di buon senso e rispetto, oltre ad esporre i militari stessi a potenziali rischi, come la campagna del Kosovo ha tristemente dimostrato, potrebbe esporre agli stessi rischi anche l’ignara popolazione
civile che vive e lavora nelle limitrofe vicinanze di tali impianti (vedi anche l’ottimo “Il male invisibile sempre più visibile” – Odradek edizioni).

6.            La normativa del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, vecchia di oltre 70 anni, risulta a mio avviso “visionaria” per la qualità espressa, soprattutto a confronto della più recente produzione del legislatore sia italiano sia europeo.

7.            Rimane l’amarezza della constatazione che se la stessa cautela delle distanze di sicurezza adottata con gli esplosivi fosse stata estesa alle raffinerie ed agli impianti chimici, probabilmente gli incidenti che si sono successivamente verificati avrebbero causato conseguenze ben minori sulla affollata popolazione circostante.

8.            Il principio espresso, dell’arretramento della polveriera rispetto agli insediamenti circostanti, soprattutto nei tempi storici di militarizzazione fascista, è addirittura rivoluzionario rispetto a quanto successivamente sancito in termini di PIP.

9.            Le direttive Seveso, introdotte con i consueti ritardi dall’ordinamento italiano, capovolgono l’approccio da deterministico a probabilistico, ed introducono delle cautele che dovrebbero salvaguardare gli insediamenti produttivi già esistenti (ma collocati come ?).

10.          L’enorme numero degli enti coinvolti (Ministeri, Prefetture, Regioni, Province, Comuni, ARPA, CTR, VV.F) rende estremamente macchinoso l’applicabilità delle norme cogenti, che potrebbe pertanto risultare vantaggiosa sia per le industrie sia per le eventuali speculazioni edilizie in funzione della forza reciproca dei poteri relativi e dalla loro “rappresentatività” negli Enti Locali.

11.          La giovane età dell’applicazione della Seveso rispetto al TULPS darà conto della sua bontà solo a lungo termine, valutando in futuro se si saranno verificati eventuali incidenti e quali conseguenze avranno provocato a posteriori.
12.          Le fabbriche di munizioni militari, imponendo delle servitù al territorio circostante per attenuare gli effetti di un incidente rilevante, sottraggono un’enorme quantità di terreno che potrebbe essere utilizzato per altri e più nobili scopi.


La ringrazio dell'attenzione e La saluto cordialmente.