giovedì 2 settembre 2010

Gas: nuovi controlli a tutela della qualità del servizio e della sicurezza dei consumatori

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Autorità per l’energia elettrica e il gas

COMUNICATO

Milano, 1 Settembre 2010 - Dal prossimo 1° ottobre, l’Autorità per l’energia avvierà una nuova campagna annuale di controlli sulla qualità del gas distribuito in rete per verificare il rispetto di parametri particolarmente significativi per la sicurezza e la qualità di servizio per i consumatori. I controlli riguarderanno 60 impianti di 40 società di distribuzione sull’intero territorio nazionale e saranno svolti in collaborazione con le Unità Speciali della Guardia di Finanza e con l’Azienda Speciale Stazione Sperimentale per i Combustibili.

E’ quanto prevede la delibera VIS 91/10, con l’obiettivo di verificare, nel corso della prossima stagione invernale, il rispetto delle norme a tutela dei consumatori, con particolare riferimento al grado di odorizzazione, al potere calorifico ed alla pressione di fornitura del gas (1).

Il programma di controlli è la prosecuzione di analoghe campagne annuali avviate fin dal 2004, che hanno già interessato complessivamente 320 impianti di distribuzione del gas, evidenziando, tra l’altro, 20 casi di violazione dei limiti di legge per l'odorizzazione, comportando la denuncia dei distributori inadempienti all’Autorità giudiziaria.

La nuova campagna di controlli sul gas fa parte del più ampio Piano annuale di verifiche ispettive in materia di sicurezza e qualità dei servizi che prevede anche altre quattro tipologie di controlli che riguardano: le interruzioni elettriche; il servizio di pronto intervento gas; gli interventi su segnalazioni per la sicurezza gas; la gestione dei reclami e delle richieste di informazioni dei consumatori.

“La sicurezza e la qualità dei servizi sono aspetti di cruciale e crescente rilievo per la tutela dei consumatori: da qui la necessità di intensificare le nostre attività di controllo, disponendo di collaborazioni e di risorse adeguate – ha dichiarato il Presidente dell’Autorità Alessandro Ortis – Ad oggi stiamo impegnando al massimo le risorse ed il personale interno, nonché l’apprezzata collaborazione della Guardia di Finanza e della Stazione Sperimentale per i Combustibili. Ai fini di potenziare ulteriormente queste attività, abbiamo già segnalato (2) al Parlamento e al Governo la necessità di un aumento degli organici dell’Autorità, attuabile senza oneri a carico dello Stato”.

Per le interruzioni di energia elettrica il Piano prevede controlli su 12 distributori per verificare il rispetto degli obblighi di registrazione delle interruzioni della fornitura ed il calcolo degli indicatori di continuità del servizio (3).

Per il servizio di pronto intervento gas sono previste verifiche su 50 distributori su tutto il territorio nazionale che si articoleranno in due fasi: la prima con chiamate telefoniche a sorpresa al numero di pronto intervento del distributore e la seconda con ispezioni in loco presso quelle aziende per le quali fossero emerse, dal controllo telefonico, delle anomalie (ad esempio mancata risposta).

Circa la gestione della sicurezza, i controlli interesseranno tre distributori che partecipano per la prima volta volontariamente al meccanismo di incentivi/penalità introdotto dall’Autorità per miglioramenti della sicurezza e due distributori che vi avevano già partecipato negli anni scorsi. Oggetto di verifica, il rispetto e la corretta applicazione degli obblighi di registrazione delle dispersioni di gas e del grado di odorizzazione del gas distribuito, al fine dell’assegnazione degli incentivi o penalità alle imprese sulla base dei miglioramenti della sicurezza del servizio annualmente raggiunti.

Per i reclami e le richieste di informazioni, l’Autorità ha previsto un programma di controlli presso cinque fra i principali venditori nazionali, sia di elettricità che di gas, operanti sia sul mercato libero che sul mercato tutelato, per verificare la tempestività e la completezza delle risposte ai reclami ed il riconoscimento degli indennizzi automatici ai clienti quando, per colpa dell’azienda, non venga rispettato il tempo massimo di risposta stabilito dall’Autorità (40 giorni).

Note:

(1) Il gas naturale è inodore: occorre quindi aggiungere apposite sostanze per conferirgli un odore caratteristico che consenta di riconoscerne facilmente la presenza ed individuare per tempo eventuali dispersioni, evitando esplosioni o intossicazioni. Proprio perché particolarmente rilevante ai fini della sicurezza, la mancata o insufficiente odorizzazione comporta responsabilità penali per i distributori. I controlli sul potere calorifico e la pressione di fornitura sono fondamentali per determinare il contenuto energetico del gas venduto ai clienti finali, facendo sì che il consumatore paghi sempre il vero valore dell'energia che consuma.

(2) Le segnalazioni (PAS 9/08 del 29/12/2008; PAS 26/09 del 28/12/2009; PAS 12/10 del 25/06/2010) dell’Autorità fanno riferimento alla necessità di un intervento legislativo che consenta di elevare i limiti di dotazione organico fissati 6 anni fa, con la legge 239/04 art. 1 comma 118. Tale necessità è stata evidenziata anche in un’Audizione alla Commissione affari costituzionali della Camera il 26 maggio scorso e nella Presentazione del Presidente Ortis al Parlamento e Governo il 15 luglio 2010, di cui si riporta uno stralcio. “Il complesso dell’operatività istituzionale ha impegnato intensamente l’intero organico, che è rimasto invariato in questi ultimi anni, pur a fronte di nuovi ruoli e compiti, via via affidatici. Questi (assieme alla necessità di sviluppare ulteriormente i servizi a favore dei consumatori, di rafforzare le funzioni di vigilanza e controllo, di sostenere gli impegni europei ed internazionali…) richiederebbero un potenziamento dell’organico. Questo sarebbe peraltro realizzabile con oneri ad esclusivo carico dell’Autorità, che provvede al proprio funzionamento senza gravare sul bilancio dello Stato, mediante un sistema di totale autofinanziamento basato sul contributo degli operatori del settore; contributo limitato da alcuni anni, grazie ai continui efficientamenti interni, nella misura dello 0,3 per mille dei ricavi degli operatori, ancora ben al di sotto dell’uno per mille previsto dalla legge”.

(3) Le verifiche riguarderanno otto distributori già inclusi negli anni precedenti nella regolazione introdotta dall’Autorità sulla continuità del servizio e quattro che ne erano esclusi e serviranno anche per l’assegnazione egli incentivi o delle penalità alle imprese, sulla base dei miglioramenti della continuità del servizio annualmente comunicati all’Autorità.

martedì 31 agosto 2010

Enel Energia S.p.A. ha fatturato erroneamente migliaia di utenze gas e ora corre ai ripari!

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Pubblichiamo di seguito  una sintesi del comunicato stampa di Enel Energia S.p.A.:

Nel mese di agosto una parte dei clienti di Enel Energia si è lamentata, anche attraverso le Associazioni dei Consumatori, per aver ricevuto bollette del gas con importi anomali.

Enel informa che l’origine di tale disagio è dovuta a un errore nel calcolo delle stime dei consumi che si è verificato per problemi informatici nei sistemi di fatturazione. Per tale motivo l’importo calcolato su una parte delle fatture di gas emesse nel mese di luglio è risultato maggiorato.

Enel precisa che i ricalcoli effettuati in applicazione delle delibere dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas riguardanti le tariffe di distribuzione, misura e vendita gas (delibere ARG/gas/159/08, ARG/gas/64/09, ARG/gas/79/09) non sono invece all’origine di alcuna anomalia: nei casi di bollette errate, la maggiorazione sull’importo è determinata esclusivamente da un errore informatico che ha aumentato il calcolo delle stime dei consumi.

L’errore è circoscritto alle sole bollette emesse nel mese di luglio, inviate ai clienti che hanno fornito ‘autolettura’ o per i quali l’azienda distributrice di gas ha comunicato una lettura del contatore nel periodo tra l’1 marzo e il 30 giugno 2010.

Enel si scusa per i disagi arrecati ai clienti in seguito a questo problema e assicura che la situazione è in via di risoluzione in quanto sta già procedendo alla correzione di tutte le bollette errate; in particolare per i clienti con domiciliazione bancaria il rimborso degli importi è stato effettuato direttamente presso l'istituto di credito incaricato dei pagamenti.

Per completare i doverosi controlli, Enel Energia ha inviato bollette in ritardo, con data di pagamento prossima alla scadenza o già scaduta: in questo caso, i clienti sono esentati dall’applicazione di interessi di mora sul pagamento degli importati fatturati.

Enel inoltre precisa che se nei prossimi mesi, anche in seguito alle rettifiche attualmente in corso, dovessero permanere situazioni critiche, i clienti possono attivare la conciliazione gratuitamente presso gli sportelli abilitati delle Associazioni dei Consumatori su tutto il territorio nazionale.”

Invitiamo gli utenti interessati a farsi sentire, l’ACU è disponibile nel fornire tutta l’assistenza necessaria ed eventualmente attivare la procedura di conciliazione.

ACU-Associazione Consumatori Utenti, Via Padre Luigi Monti 20/c – 20162 Milano, Tel. 02/6615411 – Fax 02/6425293, e-mail: associazione@acu.it

domenica 29 agosto 2010

30.000 Euro è la dote di debito pubblico anche per l’ultimo neonato, ma anche per lui sono pronte le medicine di Carlo De Benedetti

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Gianni Cavinato presidente nazionale ACU

La ripresa dalle cosiddette ferie estive si presenta non priva di sorprese negative, per la verità prevedibili. Una quantità impressionante di grandi e medie aziende lasciano i cancelli chiusi, la fiducia dei consumatori è in calo mentre a livello europeo ci sono paesi (vedi Germania) la cui crescita appare significativa ed altri vicini alla deriva (vedi Grecia). Non è facile per la Banca Centrale Europea (BCE) governare l’Euro con andamenti delle economie nazionali tanto divergenti. Noti finanzieri come Carlo De Benedetti, preoccupati della prossima possibile deflazione, vogliono meno tasse, così forse la domanda potrà crescere e le imprese (leggi i profitti) possono sperare di sopravvivere.

Non ci si rende conto della gravità della situazione. Il debito pubblico italiano a giugno 2010 è stato pari a 1821,982 miliardi di Euro.

In 12 mesi è aumentato del 3,9 % . E mentre il debito aumenta, le entrate dello Stato diminuiscono. Nei primi 6 mesi del 2010 tali entrate sono diminuite del 3,18% rispetto al medesimo periodo del 2009.

Carlo De Benedetti scrive (Sole 24 Ore 26 agosto): L’immagine che emerge oggi, con una nettezza mai vista prima, traccia il rischio di un ritorno in recessione e impone l’esigenza di evitarlo utilizzando, fin d’ora, tutte le medicine possibili…..politiche monetarie, fiscali e delle regole da distribuire nelle dosi giuste.

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De Benedetti ci dovrebbe spiegare come la finanza ha massacrato l’economia produttiva e dove sono stati investiti, dai nostri cosiddetti finanzieri ed imprenditori avveduti, i miliardi di agevolazioni monetarie (pensiamo ad esempio alle storiche svalutazioni della Lira) quanto meno negli ultimi cinquant’anni e quali vantaggi hanno ricevuto i cittadini italiani con le esportazioni di valuta esentasse da parte di ignoti (?) e liberi operatori del nostro Paese.

Tutto appare naturale e tutto avviene sotto i nostri occhi e come al giorno segue la notte, al benessere apparente segue il malessere reale per milioni di persone le cui preoccupazione principale è il lavoro che non c’è più.

Il nostro obiettivo, anche come organizzazione di consumatori, è perseguire il diritto socio-economico del reddito giusto. Oggi, forse più di ieri, non è indifferente sapere da dove deriva questa ricchezza da distribuire in modo più equo.

Vogliamo subito una radicale riforma fiscale e vogliamo poter contare su uno sviluppo sostenibile in tutti i settori. E’ arrivato il momento di chiedersi tutti come possiamo pagare la “nostra” personale quota di debito pubblico e trovare velocemente tutte le medicine possibili.

Milano, 29 agosto 2010

venerdì 27 agosto 2010

Partirà il 02 settembre il Fondo pubblico di solidarietà per i mutuatari?

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La Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 2010 ha pubblicato il decreto n. 132 del Ministero dell’Economia e delle Finanze che regolamenta il fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa.

Il fatto che tale Regolamento venga pubblicato dopo ben 964 giorni dalla stesura della Legge finanziaria 2008 (Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2007, n. 300) è semplicemente una vergogna! Come se non bastasse, secondo il Sole 24 Ore, pare si renda necessario una circolare esplicativa o quanto meno delle Linee guida applicative. Come dire che non c’è fine ad una cosa che non si vuol fare.

Ad ogni modo, consigliamo ai mutuatari che si trovano nelle condizioni di non poter ottemperare alle scadenze delle rate e nelle condizioni previste dall’art. 2 (es. perdita del posto di lavoro, ecc.) di verificare il più rapidamente possibile l’opportunità, concessa dal prossimo 02 settembre, di accedere a tale fondo.

Il Ministero delle Finanze sta predisponendo un sito con la modulistica e le informazioni del caso www.dt.tesoro.it/fondomutuiprimacasa.

E’ comunque indispensabile che ciascun interessato programmi rapidamente un appuntamento con la propria Banca per le operazioni necessarie e soprattutto per capire l’esistenza o meno delle condizioni di accesso.

L’ACU è a disposizione nel fornire tutte le informazioni necessarie e per ricevere le segnalazioni ritenute utili.

ACU-Associazione Consumatori Utenti  Organizzazione senza scopo di lucro
Via Padre Luigi Monti 20/c - 20162 Milano
Tel. 02/6615411- Fax 02/6425293
associazione@acu.it, www.acu.it

giovedì 26 agosto 2010

Pazienti drogati come... polli allo spiedo!

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Ben volentieri pubblichiamo  una precisazione, ricevuta dal dott. Firenzuoli, su quanto è stato scritto in merito ad alcune erbe officiali, da alcuni quotidiani, nei giorni scorsi.

Redazione ACU

Recentemente la stampa ha presentato come allucinogene, classificate tra le Smart Drugs, alcune piante officinali tipicamente utilizzate nella medicina tradizionale di alcuni popoli e ormai da molti anni legalmente autorizzate dal nostro stesso Ministero all’interno di prodotti alimentari quali gli integratori. Evidentemente si tratta o di un eccesso di zelo … o di distrazione estiva …, perché nessuna delle seguenti piante ha una tossicità del genere, neppure a livello aneddotico.
ARANCIO Citrus aurantium var. amara
MUIRA Muira puama
TRIBULUS Tribulus terrestris
DAMIANA Turnera aphrodisiaca
WITHANIA Withania somnifera
Fortunatamente l’Istituto Superiore di Sanità nelle sue monografie ha ben descritto la assenza di effetti allucinogeni a carico di queste erbe, ma il messaggio giunto in periferia è stato esattamente il contrario: attenti alla Damiana, attenti alla Muira puama, attenti qui, attenti là … perché sono droghe da sballo e chi le vendesse potrebbe essere accusato di spaccio di stupefacenti ... Allora chi le prescrivesse potrebbe certo essere accusato di drogare i suoi pazienti come si “drogano” con spezie e aromi i polli allo spiedo !
Giusto parlare dei rischi di certe sostanze naturali, quando usate impropriamente, siamo stati i primi a farlo, da sempre, ma ovviamente quando ce ne sia motivo. Fare di ogni erba un fascio, invece, non è molto prudente, anzi, fa correre il rischio di creare allarmismi non dovuti e, per contrappasso, di generare morbose e immotivate curiosità. Oltre a creare naturale scompiglio tra chi le ha autorizzate, vendute, consigliate o prescritte, oltre che commercializzate.
Queste piante non soltanto non sono allucinogene, né droghe da sballo, né stupefacenti, ma non sono neppure proibite. E questa volta hanno proprio ragione loro.

Dr. Fabio Firenzuoli

Centro di Medicina Naturale, Ospedale S.Giuseppe, Empoli

martedì 24 agosto 2010

Fiat: a Marchionne, il lavoro non è solo salario ma dignità.

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Riceviamo da Dante De Angelis un comunicato di solidarietà ai tre operai licenziati (poi reintegrati, ma non ammessi a lavorare) dalla Fiat e volentieri pubblichiamo.

Redazione ACU

ANCHE LE FS  VOLEVANO PAGARMI PER NON LAVORARE
Roma, 23 agosto 2010 -- Vorrei dire a Marchionne che il lavoro non serve esclusivamente per ricevere lo stipendio ma rappresenta un fondamentale diritto di cittadinanza, l'identità sociale e la dignità di una persona.  A Giovanni, Antonio e Marco esprimo la vicinanza mia e quella dei ferrovieri, invitandoli a non desistere perché la loro battaglia riguarda molto da vicino tutti i lavoratori italiani e si pone a presidio della civiltà giuridica nel nostro Paese. Anche le FS, in occasione del mio primo licenziamento del 2006, hanno tentato di tenermi fuori dall'azienda garantendomi lo stipendio; una scorciatoia antidemocratica ed antisindacale molto insidiosa ma che con i compagni di lavoro abbiamo respinto con forza perché finalizzata a separare fisicamente i lavoratori tra loro e dalla realtà lavorativa e a neutralizzare la loro attività.
Mi domando anche quanti soldi di pubblicità dovrà spendere la Fiat per attenuare l'immagine crudele, autoritaria che ha assunto il suo marchio in Italia e nel mondo.
Dante De Angelis,  già licenziato per due volte dalle Fs e poi reintegrato.

venerdì 20 agosto 2010

Corrado Passera intervistato dal Corriere della Sera mi stimola a dire qualcosa.....

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di Gianni Cavinato Presidente Nazionale ACU

Ho conosciuto Corrado Passera diversi anni fa quando egli si trovava a capo delle Poste Italiane e assieme ai suoi collaboratori decise di avviare un dialogo permanente con le rappresentanze delle organizzazioni dei consumatori. Successivamente in Banca Intesa e IntesaSanPaolo il dialogo è proseguito. Periodicamente il dottor Passera ci offre l'opportunità di confronto e di ascoltare le nostre opinioni e proposte. Verso la metà del prossimo mese di ottobre si rinnova anche quest'anno l'appuntamento. L'intervista, dello scorso 19 agosto 2010, che Corrado Passera ha concesso al Corriere della Sera mi offre l'occasione per esporre alcune mie opinioni.

Innanzitutto condivido completamente l'opinione che Passera ha del nostro Paese in questa fase storica. Manca un "progetto Paese". Sì, le classi dirigenti si sono accomodate a gestire gli interessi particolari e spesso personali, mentre le classi subalterne non si trovano nelle condizioni sociali e culturali di farsi dirigenti di un Paese che appare senza speranze. Le responsabilità di questo declino sono innumerevoli. Come si fa a non essere d'accordo con Corrado Passera quando  afferma: "tolleriamo centinaia di miliardi di evasione fiscale e sprechi  di ogni genere negli 800 miliardi di spesa pubblica annuale" o quando sostiene che talune banche  "non meriterebbero neppure il nome di banca, perché fanno solo speculazione finanziaria" . E a proposito di speranze Passera afferma che si possono trovare le risorse per investire in modo mirato 40-50 miliardi all'anno  per 5-6 anni! Ma chi sono i decisori di una tale scelta?  Siamo certi che tutti  gli investimenti portino maggiore occupazione? Sì, bisogna puntare sull'occupazione, ma per fare che cosa? A tale proposito Corrado Passera offre numerosi spunti: bisogna investire  nelle infrastrutture tecnologicamente avanzate,  nell'industria dell'automazione, nel turismo, nell'agribusiness, nella ricerca e nella formazione.... Non c'è che dire.

Corrado Passera sarebbe un ottimo Ministro per lo Sviluppo Economico che, in questo bel Paese, non  abbiamo ancora  a tempo pieno!

Ad ogni modo la mia opinione per uno sviluppo sostenibile parte proprio dall'idea che ogni tipo di investimento dovrebbe, in primo luogo, assicurare il rispetto di taluni parametri non solo ambientali, ma soprattutto sociali e culturali. Si metta al primo posto la valutazione puntuale e pubblica della "responsabilità sociale dell'impresa", prima d offrire crediti  e privilegi ai dirigenti. Si riduca la forbice degli stipendi tra classi subalterne e dirigenti. Si realizzi una politica estera non mascherata da "missioni di pace con l'esercito", ma improntata alla solidarietà economica e finanziaria. Si punti sulle tecnologie innovative, ma soprattutto venga valorizzato il lavoro degli onesti.

Infine ritengo che l'uso di energia nucleare per usi civili non vada bene come non  vanno bene i termovalorizzatori. Questo tipo di soluzioni  appaiono  tecnologicamente avanzate, anche in virtù della loro complessità gestionale, ma se si pone lo sguardo oltre il primo orizzonte scopriamo che tali scelte ci portano indietro. Non  è solo una questione di sicurezza e di salute, ma di modello organizzativo, produttivo e sociale. Una produzione energetica accentrata, di norma risponde ad un modello sociale ed istituzionale il cui controllo è concentrato in poche mani.

martedì 17 agosto 2010

No alla privatizzazione dell'acqua!

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Pubblichiamo di seguito due comunicati distribuiti al presidio del 04 agosto u.s. davanti alla sede della Giunta regionale lombarda.

Redazione ACU

Ufficio Stampa

Servizio idrico: la CGIL contro la privatizzazione

La nuova giunta lombarda intende riprovarci?

La Cgil Lombardia partecipa al presidio indetto per oggi dal Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica, a Milano davanti al Pirellone, contro l’ipotesi di legge della Giunta regionale che anticipa l’applicazione del decreto Ronchi sulla privatizzazione delle pubblic utility, e in particolare dell’acqua.
La Cgil ribadisce la battaglia intrapresa dai referendari per la difesa dell’acqua pubblica, che ha raccolto più di 1 milione e quattrocentomila firme.

Vogliamo credere che questa Giunta non abbia dimenticato l’esito del tentativo di forzare la privatizzazione dell’acqua attraverso l’esproprio della titolarità decisionale riservata ai Comuni in materia di servizio idrico, che vide la Giunta precedente fare un passo indietro (L.r. n.1 del 2009), costretta dalla forte mobilitazione che accolse la Legge Regionale n.18 del 2006. Su quella legge intervenne anche la Corte Costituzionale con la sentenza n° 307/2009, giudicando illegittimo il principio della separazione tra gestione ed erogazione del servizio idrico. Vogliamo credere che sull’onda del Decreto Ronchi e dell’abolizione delle ATO introdotta con la Legge nazionale n° 42 del 26 marzo 2010, non si facciano ulteriori forzature.
L’acqua è un bene pubblico e non disponibile.
L’abolizione delle Ato (Ambiti Territoriali Ottimali), introdotta nella discussione parlamentare da un “colpo di emendamento”, ha di fatto liquidato un’esperienza senza che intervenisse alcuna valutazione sulla sua validità o meno, come se, disfare, non meno che fare, fosse senza costi economici e sociali. L’imposizione di questa scelta, trova una spiegazione nell’intento di allontanare dai Comuni - più vicini a cittadine e cittadini, reali detentori dell’acqua come bene pubblico - la titolarità delle decisioni e, in questo modo, di velocizzare il processo di privatizzazione.

Se non per privatizzare e indebolire i livelli democratici, perché affidare oggi i poteri che erano degli Ato, alle Province? Non convince nemmeno la tesi che la cessione di parte del patrimonio pubblico possa in qualche modo favorire entrate finanziarie capaci di compensare i tagli realizzati da Tremonti. In questa direzione basterebbe sostenere i Comuni, e rivedere i limiti del patto di stabilità interno, così lontani dalle indicazioni europee sugli investimenti e sulla concorrenza.

La Cgil Lombardia, contro i troppi interessi sull’acqua, guidati da logiche d’affari e di potere, lontani dal favorire una gestione sobria del patrimonio pubblico, così vitale e limitato come l’acqua, ribadisce il suo impegno contro la privatizzazione e per la reale partecipazione democratica alle decisioni.

Sesto San Giovanni 4 agosto 2010

2 - FILCTEM LOMBARDIA

Ieri pomeriggio si è tenuto davanti alla sede della Regione Lombardia, un presidio organizzato dal Coordinamento dei Comitati per l'acqua pubblica, al quale abbiamo aderito come Cgil e Filctem.
La manifestazione ha visto la presenza attiva di centinaia di cittadini che hanno ritenuto di mobilitarsi nonostante la pausa feriale, per dire NO al tentativo messo in atto da Formigoni di accelerare i tempi della privatizzazione dell'acqua in Regione. Tutto questo a 10 giorni dal deposito di 1 milione e 400 mila firme per il Referendum abrogativo del Decreto Ronchi.
Al presidio era presente una delegazione della Filctem Cgil Regionale e vi segnaliamo, tra le altre la presa di posizione del Segretario Generale della Filctem Cgil Lombardia, Rosalba Cicero che propone alla giunta regionale, un tavolo sui temi delle risorse idriche, per affrontare i problemi relativi agli investimenti e alla gestione delle reti in Lombardia.

NO alla privatizzazione dell’acqua in Lombardia

La Segreteria Filctem Cgil Regionale Lombardia aderisce al presidio convocato dai Comitati Lombardi per l’acqua pubblica per le ore 17 in via F. Filzi sede della regione.
In riferimento alle volontà di privatizzazione espresse sulla stampa da parte della giunta regionale lombarda, esprime la propria ferma contrarietà alIe ipotesi prospettate di approvare il progetto di legge in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi che, di fatto, obbliga a cedere ai privati la gestione dei servizi legati all’acqua.
Vogliamo che si eviti il rischio di trasferire il controllo dell’acqua di tutta la Lombardia nelle mani di poche imprese private, italiane o straniere, poste a vincolo di fare profitto. La Lombardia si vedrebbe espropriata delle numerose gestioni pubbliche presenti nella regione e che in alcune province, risultano all'avanguardia a livello europeo.

Dopo che lo scorso 19 luglio, a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi, sono state depositate in Cassazione 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben 237 mila raccolte in Lombardia, riteniamo perlomeno sospetto oltre che inaccettabile, pensare di procedere come se nulla fosse accaduto, nel riformare la legge regionale accogliendo il peggio delle disposizioni contenute nel decreto Ronchi.

I cittadini lombardi NON vogliono la privatizzazione dell’acqua.

Rammentiamo infine che in Lombardia, negli scorsi anni, si è attivata una vasta mobilitazione popolare promossa dai Comitati per l’acqua pubblica e sostenuta anche dalla Cgil, contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'acqua. A sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006, ottenendone la cancellazione e la sostituzione con una nuova legge che reintroduceva la possibilità dell’affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

La Segreteria Filctem Cgil Lombardia

5 agosto 2010