mercoledì 25 gennaio 2012

Baytril: la BAYER trae profitto dall'allevamento industriale

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Comunicato stampa, 25 gennaio 2012
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania)

Il 60% degli antibiotici finisce negli allevamenti / Ceppi sempre più resistenti

Oltre la metà di tutti gli antibiotici prodotti nel mondo finisce per essere usata negli allevamenti di animali, creando numerosi ceppi di malattie resistenti agli antibiotici, rintracciabili dopo l'abbattimento, nei maiali, nella carne bovina e nel pollame. Alle volte si tratta di ceppi letali.

La multinazionale farmaceutica tedesca BAYER è tra i maggiori beneficiari dell'allevamento su scala industriale. Nel 2010 la BAYER ha generato un volume di affari di 166 milioni di euro col solo antibiotico per animali Baytril, un incremento dell' 11% rispetto all'anno precedente. La BAYER è la quarta compagnia al mondo nel campo dei medicinali veterinari.

Philipp Mimkes, della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania), ha dichiarato: "Non sarebbe possibile tenere migliaia di animali in uno spazio sovraffollato, senza i prodotti della BAYER e delle altre compagnie. La BAYER trae profitto dalle orribili condizioni in cui vivono gli animali negli allevamenti industriali, dove continuamente emergono nuove malattie, e per questo ha una parte di responsabilità per l'emergere dei ceppi resistenti agli antibiotici".

In molti allevamenti di animali le iniezioni di Baytril fanno parte del trattamento di routine. La sostanza è stata usata in modo massiccio dal 1995, per il trattamento delle malattie infettive nel pollame, inclusi i tacchini, nei bovini e nei suini. L'ingrediente attivo del Baytril (enrofloxacina) è chimicamente imparentato con quello degli antibiotici per uso umano, Ciprobay (ciprofloxacina) e Avalox (moxifloxacina), venduti dalla BAYER. L'uso su vasta scala del Baytril ha portato a una sempre maggiore inefficacia degli antibiotici per uso umano.

La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (CBG Germania) chiede:
- il bando della disumana pratica dell'allevamento industriale che per primo rende necessario l'uso eccessivo di antibiotici,
- una documentazione ineccepibile di tutti gli utilizzi di antibiotici negli allevamenti,
- Il bando dell'uso quotidiano degli antibiotici attraverso il mangime (e le necessarie ispezioni e multe),
- l'utilizzo di antibiotici solo su prescrizione del veterinario (l'obiettivo deve essere quello di allevare gli animali senza antibiotici),
- il bando dell'uso di routine degli antibiotici su intere popolazioni di animali.

Studi recenti provano che molta della carne di pollo che si trova nei supermercati è contaminata da ceppi resistenti agli antibiotici. In caso di conseguente infezione, i consumatori non potranno essere curati coi normali antibiotici.

Nell'Unione Europea, l'uso preventivo degli antibiotici è stato bandito da anni, ma senza che ne seguisse un calo nelle quantità utilizzate. Uno studio, condotto nell'autunno scorso dall'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), è giunto alla conclusione che l'uso degli antibiotici nell'allevamento degli animali, aumenta il rischio della loro inefficacia sull'uomo. Anche l'Organizzazione Mondiale per la Sanità (WHO) chiede da anni il bando dell'utilizzo su vasta scala degli antibiotici nell'allevamento animale.

Il Manifesto: Le autorità mettono al bando un antibiotico della Bayer

Chiediamo aiuto! La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer è a serio rischio.
Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer
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Gruppo di consulenza scientifica
Prof. Dr. Anton Schneider, biologo
Prof. Dr. Juergen Rochlitz, chimico, già membro del parlamento tedesco
Wolfram Esche, legale
Dr. Sigrid Müller, farmacologo
Prof. Rainer Roth, esperto in scienze sociali
Eva Bulling-Schroeter, membro del parlamento tedesco
Prof. Dr. Juergen Junginger, designer
Dr. Janis Schmelzer, storico
Dr. Erika Abczynski, pediatra

giovedì 19 gennaio 2012

“Il lupo perde il pelo ma non il vizio”

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COMUNICATO EQUIVITA
18/01/2012

Dopo avere promosso la privatizzazione sul vivente quale Commissario Europeo, Mario Monti vorrebbe privatizzare l’acqua in Italia nonostante il recente referendum

Il Comitato Scientifico EQUIVITA, nel sottoscrivere l’appello di Alex Zanotelli, che di seguito inoltriamo, esprime la sua costernazione ed il suo più profondo sdegno davanti agli annunci fatti dal Governo Monti.
A quanto risulta infatti dalle dichiarazioni di Catricalà, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, si vuole ribaltare il risultato del referendum del 13 giugno scorso, liberalizzando l’acqua.
Il popolo italiano ha stabilito che l’acqua, bene comune tra i più preziosi dell’umanità, debba restare (o ritornare ad essere ove non lo fosse più) alla gestione delle amministrazioni pubbliche.
Anche chi non fosse giunto a capire le implicazioni sociali e politiche della privatizzazione di un bene primario come l’acqua ha espresso questo voto vedendo i costi delle bollette salire alle stelle ad ogni passaggio nelle mani delle grandi compagnie multinazionali. Queste, infatti, per loro natura, hanno come fine il profitto invece che il servizio ai cittadini.
Non è da stupirsi tuttavia che Mario Monti possa avere in mente di trascurare, come fosse cosa di nessun peso, il risultato clamoroso del referendum dell’anno scorso (e assai allarmante ci pare il rischio che lo stesso venga fatto con il referendum sul nucleare) in cui la quasi unanimità del popolo italiano si è espressa contro l’acqua in mano ai privati.
Vi è un episodio uguale e più grave ancora, assai significativo, nel curriculum del nostro Primo Ministro. Mario Monti è il Commissario Europeo che, trascurando il parere del Parlamento Europeo che nel 1995 l’aveva bocciata, ripresentò - pochi mesi dopo tale bocciatura - la Direttiva Europea “sulla brevettabilità del vivente” (ovvero la possibilità - mai esistita prima - di privatizzare le piante, gli animali e le parti del corpo umano, con la sola esclusione del corpo umano intero).
La direttiva fu approvata, dopo quasi tre anni, il 12 maggio1998 (direttiva 1998/44) durante i quali avvenne “la più forte azione di lobby nella storia del Parlamento Europeo” (dichiarazione dello stesso relatore della direttiva, Willy De Clerq) e dopo che numerose ONG di tutta Europa avevano speso ogni energia possibile per bloccarla.
Ciò ha consentito alle multinazionali chimico-farmaceutico, appositamente divenute anche “biotech”, di avviare un ampio controllo del mercato alimentare.
Questo è sempre stato infatti - ed è tuttora - il vero scopo di chi promuove gli Ogm, tutti i presunti altri loro requisiti essendosi rivelati infondati e i numerosi danni ambientali e sociali essendosi aggiunti a quelli sulla salute.
Dopo avere preso coscienza del danno derivante dalla privatizzazione dell’acqua, sarebbe opportuno che i cittadini italiani si esprimessero anche contro la privatizzazione del vivente, che obbliga gli agricoltori a pagare i diritti di brevetto ad ogni raccolto (e che oggi sta assumendo forme ancora più estreme - vedi: www.equivita.it).
Ma sarebbe soprattutto importante che gli stessi non perdessero il controllo della democrazia, oggi messa a rischio da chi crede di poter risolvere i problemi economici bypassandone le regole fondamentali.

Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. + 39. 06.3220720, + 39. 335.8444949
E-mail: @equivita.itequivita@equivita.it
Sito internet: www.equivita.org

Inoltriamo  l’appello di Alex Zanotelli
SALVIAMO IL REFERENDUM DELL’ACQUA TRADIMENTO MONTI
Era il 13 giugno, esattamente 7 mesi fa, quando 26 milioni di italiani/e sancivano l’acqua bene comune: ”Ubriachi eravamo di gioia… le spalle cariche dei propri covoni! (Salmo,126)
E oggi,13 gennaio ritorniamo a “seminare nel pianto..” (Salmo,126) perché il governo Monti vuole privatizzare la Madre.
Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri, ma mai, mai ci saremmo aspettati che un governo, cosiddetto tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua, la Madre di tutta la vita sul pianeta.
E’ quanto emerge oramai con chiarezza dalla fase 2 dell’attuale governo, che impone le liberalizzazioni in tutti i settori. Infatti le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, in questi ultimi giorni, sembrano indicare che quella è la strada anche per l’acqua.
Iniziando con le affermazioni di A. Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, che ha detto che l’acqua è uno dei settori da aprire al mercato. E C.Passera, ministro all’economia, ha affermato :”Il
referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende  obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell’acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore.” E ancora più
spudoratamente il sottosegretario all’economia G.Polillo ha rincarato la dose: “Il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio. Sia chiaro che l’acqua è e rimane un bene pubblico.E’ il servizio di distribuzione che va liberalizzato.” E non meno clamorosa è l’affermazione del ministro dell’ambiente C.Clini:”Il costo dell’acqua oggi in Italia non corrisponde al servizio reso…..La gestione
dell’acqua come risorsa pubblica deve corrispondere alla valorizzazione del contenuto economico della gestione.”
Forse tutte queste dichiarazioni preannunciavano il decreto del governo (che sarà votato il 19 gennaio) che all’art.20 afferma che il servizio idrico-considerato servizio di interesse economico generale-potrebbe essere gestito solo tramite gara o da società per azioni, eliminando così la gestione pubblica del servizio idrico. Per dirla ancora più semplicemente, si vuole eliminare l’esperienza che ha iniziato il Comune di Napoli che ha trasformato la società per azioni a totale capitale pubblico(ARIN ) in ABC (Acqua Bene Comune-Ente di diritto pubblico).
E’ il tradimento totale del referendum che prevedeva la gestione pubblica dell’acqua senza scopo di lucro. E’ il tradimento del governo dei professori. E’ il tradimento della democrazia.
Per i potentati economico-finanziari italiani l’acqua è un boccone troppo ghiotto da farselo sfuggire.Per le grandi multinazionali europee dell’acqua (Veolia,Suez,Coca-Cola…) che da Bruxelles spingono il governo Monti verso la privatizzazione, temono e tremano per la nostra vittoria referendaria,soprattutto il contagio in Europa.
“Un potere immorale e mafioso –ha giustamente scritto Roberto Lessio, nel suo libro All’ombra dell’acqua- si sta impossessando dell’acqua del pianeta. E’ in corso l’ultima guerra per il possesso finale dell’ultima merce:l’acqua. Per i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici in corso, quello dell’accesso all’acqua è il più criminale. Perché è il più disonesto, il più sporco, il più pericoloso
per l’esistenza umana.”
Per questo dobbiamo reagire tutti con forza a tutti i livelli, mobilitandoci per difendere l’esito referendario, ben sapendo che è in gioco anche la nostra democrazia.
Chiediamo al più presto una mobilitazione nazionale, da tenersi a Roma perché questo governo ascolti la voce di quei milioni di italiani/e che hanno votato perché l’acqua resti pubblica.
Chiediamo altresì che il governo Monti riceva il Forum italiano dei movimenti per l’acqua,ciò che ci è stato negato finora.
Rilanciamo con forza la campagna di “obbedienza al referendum” per trasformare le Spa in Ente di diritto pubblico (disobbedendo così al governo Monti).
Sollecitiamo i Comuni a manifestare la propria disobbedienza alla privatizzazione dell’acqua con striscioni e bandiere dell’acqua.
E infine ai 26 milioni di cittadini/e di manifestare il proprio dissenso esponendo dal proprio balcone, uno striscione con la scritta: ”Giù le mani dall’acqua”! In piedi , popolo dell’acqua!
Ce l’abbiamo fatta con il referendum, ce la faremo anche adesso! E di nuovo la nostra bocca esploderà di gioia (Salmo,126)"
Alex Zanotelli
Napoli, 13 gennaio 2012

venerdì 13 gennaio 2012

Cibo e aiuti per le vittime delle violenze a Pibor in Sud Sudan

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Riaperta la base devastata dagli scontri, Intersos soccorre i nuovi sfollati

COMUNICATO STAMPA

‘Siamo tornati nella nostra base di Pibor devastata dall’attacco alla città dei giorni scorsi. Abbiamo trovato una situazione grave, tutto è stato danneggiato e rubato, i magazzini svuotati, hanno portato via perfino i tavoli e le sedie. Le tende dove dormiamo di solito sono state strappate a brandelli e soprattutto sono stati sottratti centinaia di kit di prima emergenza che dovevano essere distribuiti alla popolazione civile’. E’ Davide Berruti, Coordinatore di Intersos in Sud Sudan a raccontare lo scenario di distruzione della città del Jonglei State. La spirale di vendette e ritorsioni tra i diversi gruppi etnici, i Murle e i Lou Nuer, sempre più violenti e feroci ha portato oltre 6mila uomini armati a saccheggiare e radere al suolo 3 villaggi - Pibor, Lekuangole, Verthet - ad uccidere quasi 3.000 persone e a rubare migliaia di capi di bestiame.
Dalla nostra base di Bor sono giunti aiuti per 200 famiglie, mentre con il supporto logistico delle Nazioni Unite stanno arrivando aiuti per 2000 famiglie in totale, 10.000 persone circa. Un sostegno concreto alla missione di Pibor che sta lottando per fare distribuire gli aiuti nonostante le difficili condizioni logistiche e di sicurezza, e il clima di terrore che si è diffuso tra la popolazione civile. ‘Il nostro staff sud sudanese è stato vittima delle violenze dei giorni scorsi, erano tutti scappati nel bush, la boscaglia, insieme alle loro famiglie, oggi sono tornati a lavoro con la voglia di dare una mano agli altri, ma i traumi sono profondi, la nostra cuoca ha avuto il marito e il padre uccisi’ conclude Davide.
Oggi quattro operatori umanitari di INTERSOS hanno ripreso il lavoro di assistenza e protezione dei civili: ‘dalla nostra base di Bor sono arrivati materiali per rimettere in sesto gli uffici, siamo senza elettricità ma abbiamo ancora 4 tende in buono stato e stiamo dando ospitalità ad altri cooperanti e al responsabile di UN-OCHA che sta seguendo l’emergenza a Pibor’ ci ha confermato Berruti. Una delegazione formata dall’Ufficio di coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (UN-OCHA), da altre agenzie UN e da INTERSOS ha visitato le aree colpite per organizzare gli aiuti, per raggiungere gli sfollati in gran parte ancora nascosti nella boscaglia lontano dalla città. A Pibor centinaia di vittime si sono ammassate nella scuola primaria, riabilitata lo scorso anno dalla missione INTERSOS. ‘Insieme all’associazione sud sudanese Nashingole Development Foundation, stiamo distribuendo cibo e teli di plastica e kit d’emergenza per i ripari notturni, il nostro team di protezione sta registrando gli sfollati restati senza casa, e siamo anche andati in soccorso dei bambini rimasti soli, che durante gli scontri si sono trovati separati dalle loro famiglie. Sono 117, ora si trovano raccolti in un cortile del Governatore, hanno tra i 2 e i 7 anni, gli diamo assistenza psicologica e li seguiamo per facilitare il ricongiungimento familiare, ancora è presto per capire quanti di loro sono rimasti orfani’ racconta il coordinatore Intersos.
Nonostante lo sforzo di costruzione dei servizi di base e di rispetto dei diritti fondamentali dei più vulnerabili nello Stato del Jonglei, questo ciclo di vendette e violenze, che hanno causato piu’ di 1.000 morti solo nel 2011, rappresenta uno degli ostacoli più gravi per il futuro e la stabilità del nuovo Sud Sudan.
INTERSOS e' presente in Sud Sudan dal 2005, la missione a Pibor assicura sostegno per l’educazione e la protezione dei più fragili:
Education in Emergenza, forniamo materiale scolastico, rafforziamo le capacità del Ministero dell'Educazione attraverso la formazione di insegnanti e dell’ "associazione genitori-insegnanti" (PTAs) e il supporto psico-sociale ai bambini vulnerabili.
Protection, seguiamo il monitoraggio e l'identificazione dei gruppi/individui più vulnerabili e dei loro bisogni più immediati, sia tra la comunità locale che tra gli sfollati (IDPs). Ledonne e bambini appartengono ai gruppi sociali più vulnerabili, per questo INTERSOS previene e agisce in risposta ai casi di violenze di genere (GBV), e lavora per proteggere i bambini di strada.
Nel 2011 a Pibor INTERSOS ha svolto le attività attraverso un Protection team composto da staff locale e in stretta collaborazione con l’organizzazione non governativa locale Nashingole Development Foundation. INTERSOS risponde alle emergenze assistendo le persone colpite dagli scontri causati dai conflitti inter-etnici sia da un punto di vista psico-sociale che materiale in collaborazione con le altre agenzie ed organizzazioni internazionali presenti.

Per aiutarci a portare cibo e aiuti si può donare sul sito INTERSOS
Le immagini dell’emergenza a Pibor
Per informazioni e interviste in italiano con il coordinatore Davide Berruti dal Sud Sudan:
Ufficio Stampa INTERSOS
Paola Amicucci
328.0003609 - comunicazione@intersos.org

giovedì 12 gennaio 2012

Basta trucchi e trucchetti, il Governo Monti rispetti il voto popolare

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COMUNICATO STAMPA

Non esiste liberalizzazione del servizio idrico che rispetti i referendum. 
Basta trucchi e trucchetti, il Governo Monti rispetti il voto popolare

Ormai da giorni il Presidente del Consiglio Monti e i suoi ministri parlano di privatizzazioni alludendo anche ad un intervento sul servizio idrico. Ultimi in ordine di tempo il sottosegretario Polillo secondo cui il referendum è stato “un mezzo imbroglio” e il sottosegretario Catricalà che ha annunciato “modifiche che non vadano contro il voto referendario” alla gestione dell'acqua.

Diciamo chiaramente a Monti, Passera, Catricalà e Polillo che non esiste nessuna liberalizzazione del servizio idrico che rispetti il voto referendario: il 12 e 13 giugno scorsi gli italiani hanno scelto in massa per la gestione pubblica dell'acqua e per la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico.

Non pensi il Governo Monti con la scusa di risanare il debito di poter aggirare il voto referendario con trucchi e trucchetti, 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico e questo ci aspettiamo dal Governo nei prossimi giorni.

Saremo molto attenti alle prossime mosse del Governo Monti sul fronte delle liberalizzazioni, non permetteremo che la volontà popolare venga abbattuta a colpi di decreto, di Antitrust o di direttive europee in stile Bolkestein. Metteremo in campo ogni strumento utile alla difesa dei referendum, a partire dalla campagna di obbedienza civile lanciata da noi del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.

L'applicazione dei referendum è la prima e la più urgente emergenza democratica nel nostro paese, per questo il Forum chiede, come già fatto e sinora senza risposta, un incontro urgente con il Presidente del Consiglio Mario Monti. Nel contempo chiede a tutte le realtà che hanno sostenuto i referendum, ai partiti che da fuori o dentro il Parlamento hanno dato indicazione per il “Sì” ai referendum di giugno, di prendere da subito una netta posizione in difesa del voto democratico del popolo italiano.

Roma, 10 gennaio 2012

Luca Faenzi
Ufficio Stampa Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it

Lucca: deraglia treno locale per albero sui binari

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Notizia tratta da "IN MARCIA!"

06 gennaio 2012
Nessun ferito ma la linea è rimasta bloccata per tutto il giorno. Polemiche sulla manutenzione.Treno 6953 deragliato vicino Lucca - 06_01_2012

Epiania col brivido per i viaggiatori del treno locale 6953, partito da Piazza al Serchio, nel cuore della Garfagnana e diretto a Pisa, che è deragliato questa mattina intorno alle 7 e 30 tra le stazioncine di Diecimo e San Pietro alla Venturina, nei pressi di Lucca a causa di un tronco di grandi dimensioni caduto sui binari. Non ci sono stati feriti né tra i viaggiatori né tra i colleghi, nonostante la prima delle tre automotrici diesel 663 uscendo dai binari e inclinandosi su un fianco, abbia rischiato di rotolare giù dal terrapieno su cui passa il binario. I pochi viaggiatori, circa una decina, hanno proseguito il viaggio su autobus messi loro a disposizione da Trenitalia.

La linea è rimasta però bloccata tutto il giorno per consentire ai vigili del fuoco e alle squadre del tronco lavori di Rfi la rimozione del treno e il ripristino dei binari. Inoltre, nella stessa zona a causa del forte maltempo sono caduti altri alberi che hanno interessato la sede ferroviaria. Il senatore Andrea Marcucci del Pd ha lamentato «ritardi e soppressioni ingiustificate, vetture sporche, servizi inagibili, stazioni abbandonate  e nessuna manutenzione dei binari. L'incidente di oggi per fortuna non ha avuto conseguenze ma che cosa altro deve succedere - denuncia il parlamentare - per imporre a Fs di intervenire?». Anche l'assessore regionale alle infrastrutture ed ai trasporti della Regione Toscana, Luca Ceccobao, tra l'altro nostro collega capotreno, attende «da Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) tutti i dettagli di quanto accaduto oggi sulla linea Lucca-Aulla. Si tratta di un episodio grave, che per fortuna non ha portato conseguenze per nessuno dei viaggiatori. 6953 deragliato a Lucca_3Voglio valutare con attenzione tutti gli elementi - ha concluso l'assessore - per poter capire come sia potuta avvenire una cosa del genere e poter decidere quali azioni intraprendere. È necessario che Rete ferroviaria italiana fornisca a noi e a tutta l'opinione pubblica chiari elementi di giudizio e valutazione dei fatti». Da Rfi ribattono che «si è trattato di un evento assolutamente episodico dovuto al vento eccezionale e che la sede ferroviaria è oggetto di periodiche ricognizioni e verifiche, anche relative allo stato della vegetazione, per consentire lo svolgimento della circolazione ferroviaria nella massima sicurezza. Lo spazio tenuto sgombero da vegetazione - prosegue la nota  - tiene conto ovviamente dei vincoli ambientali e paesaggistici e, di norma, è di circa quattro metri per lato». Fortunatamente non ci sono state conseguenze per le persone ma anche questo grave episodio conferma ancora una volta che la questione della manutenzione resta un nodo cruciale della sicurezza ferroviaria. Speriamo che le dichiarazione dell'assessore 'ferroviere' Luca Ceccobao almeno stavolta... non suscitino reazioni disciplinari da parte delle Fs !

mercoledì 11 gennaio 2012

ACU chiede l’immediata chiusura del dominio italia-programmi.net

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Milano, 10 gennaio 2012

Comunicato stampa

Sommergiamo di reclami:
http://reports.internic.net/cgi/registrars/problem-report.cgi

Con l’ultima recentissima decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (www.agcm.it) la cosiddetta Società Estesa Limited, con sede nella Repubblica delle Seychelles che gestisce il dominio italia-programmi.net, dovrà pagare una sanzione di 1.500.000,00 € per le attività commerciali scorrette condotte in barba a quanto previsto dal Codice del Consumo. Italia-programmi.net, secondo ACU, avrebbe estorto ai cittadini che si sono connessi a tale sito, non meno di 5.000.000,00 € (5 milioni !).

Infatti sono già 25.000, secondo l’Antitrust, le persone che hanno segnalato la truffa e poiché ogni persona è stata ripetutamente invitata e “forzata” da italia-programmi.net a versare mediamente almeno 100,00 €, ognuno può fare da sé i calcoli.

ACU ha chiesto a tutte le Autorità competenti italiane di procedere all’immediata chiusura del dominio e di individuare i nomi e cognomi di tutti coloro i quali si nascondono dentro le scatole cinesi di italia-programmi.net. Infatti tale dominio sarebbe stato registrato il 17 aprile 2011 da un server whois.enom.com.

ACU invita tutti i cittadini italiani che sono stati truffati da italia-programmi.net ad inviare un reclamo a questo indirizzo: http://reports.internic.net/cgi/registrars/problem-report.cgi con la seguente dichiarazione: “Sono un cittadino italiano che è stato truffato da italia-programmi.net, chiedo che questo dominio venga immediatamente chiuso e, nel caso la vostra Società non si ritenga responsabile, provveda ad informarmi tempestivamente e collaborare con le Autorità competenti affinché sia fatta giustizia con un equo risarcimento.”

Ufficio stampa ACU
Tel. 02/66154126

martedì 10 gennaio 2012

Comitato per la riduzione dell'impatto ambientale dell'Aeroporto di Ciampino

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Comunicato stampa

Ciampino, Roma, Marino 09 gennaio 2012

Dopo la presentazione del 13 dicembre da parte di AdR e Enac del piano di sviluppo del sistema aeroportuale Romano (Fiumicino, Ciampino e l’improbabile nuovo scalo di Viterbo), il comitato dei cittadini di Ciampino, Roma e Marino che vivono negli abitati circostanti l’aeroporto di Ciampino si ribella e scrive una lettera ai ministri di Trasporti, Salute, Ambiente e Difesa, alla Presidente della Regione, Polverini, al Presidente della Provincia, Zingaretti, ai sindaci di Roma, Ciampino e Marino, ai Responsabili di Enac e AdR, e, per finire, alle principali associazioni ambientaliste e di tutela dei cittadini, a cominciare da Legambiente che molte volte è intervenuta in questa vicenda.
I cittadini respingono al mittente il piano di investimenti presentato da AdR e Enac denunciando che non rispetta quanto deciso dalla Conferenza dei Servizi del 2010.
La Conferenza, le cui decisioni hanno valore di legge, ha stabilito che i livelli di rumore prodotti dal traffico aereo di Ciampino sono oltre i limiti di legge e ha disegnato la mappa del rumore ammissibile in base alla legge e alla quale l’aeroporto si deve adeguare.
Secondo i cittadini queste prescrizioni sono state ignorate dal piano di AdR e Enac che prevede addirittura una ulteriore crescita del traffico (2.000 voli annui in più subito e 20.000 in più dopo il 2019, anno nel quale Ciampino verrebbe trasformato in city airport) .
Con la loro lettera i cittadini chiedono ai ministri Passera, Balduzzi, Clini e Di Paola di intervenire per garantire il rispetto delle leggi e per tutelare la salute e le proprietà dei cittadini colpiti (almeno 14.500 cittadini nel complesso, dei quali 2.500 in area di pericolo per la salute) e chiedono a Regione, provincia e Comuni di adoperare ogni mezzo per tutelare i cittadini del loro territorio.
In particolare chiedono al Ministro Passera, che dispone dei poteri per farlo ed è il primo destinatario delle decisioni della Conferenza dei Servizi, di ridurre da subito i voli a Ciampino o di chiudere l’aeroporto al traffico civile.   
I cittadini ricordano anche alle Istituzioni che già dal 2009 Arpa Lazio, in base al suo monitoraggio ambientale C.R.I.S.T.A.L., stabilì che Ciampino non poteva sopportare più di 60 voli al giorno (30 atterraggi + 30 decolli) mentre oggi ce ne sono almeno 150 al giorno.
Le Asl competenti e l’Epidemiologico Regionale fecero nel 2009 uno specifico studio sulla salute dei cittadini colpiti (Studio S.E.R.A.) e denunciarono la presenza di concreti danni per la salute di chi vive nelle aree maggiormente esposte.
Per non parlare dei dati della stazione di monitoraggio della qualità dell’aria di Ciampino che, tranne nel 2010,  hanno sempre superato i limiti ammessi per le polveri sottili PM10.
C’è poi il capitolo del rischio di incidenti aerei che, con le case a 150 metri dalla pista, con diversi incidenti già avvenuti e con un traffico aereo ormai fuori dalle norme, non fa certo dormire sonni tranquilli ai cittadini.
Mancato rispetto delle norme, rischi per la salute, pericolo di incidenti, insanabile conflitto ambientale tra aeroporto e territorio circostante, i cittadini chiedono alle Istituzioni che il nostro Paese si adegui agli standard di civiltà e di rispetto della legalità comuni agli altri Paesi europei.

www.comitatoaeroportociampino.it
info@comitatoaeroportociampino.it

lunedì 9 gennaio 2012

Noi vogliamo i treni di giorno, di notte, di sabato, di domenica.....!!!

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TRENITALIA ISTITUZIONI NOI VOGLIAMO LE ASSUNZIONI

questo lo slogan dei lavoratori ex Wagons-Lits!

Sono Michele Nitti meglio conosciuto come ex dipendente della storica azienda e vi racconto come la mannaia del licenziamento sia calata su molte teste degli 800 lavoratori Italiani.

Molti hanno contribuito con tante proteste legali e non, altri stanno ancora  investendo tutte le loro forze vitali combattendo freddo e  lontananza dalle famiglie da oltre 1 mese a 40 metri di altezza sulla torre nella stazione di  Milano, altri con lo sciopero della fame sulla palazzina del parco Prenestino a Roma, altri occupando un palazzo in costruzione della banca intesa a Torino, ulteriori ancora invadendo disperati la stazione di Messina. Lavoratori scoraggiati. Nessun commento!

Lo slogan dell’Italia unita dei 150 anni almeno nel settore ferroviario non convince nessuno!

TRENITALIA ISTITUZIONI NOI VOGLIAMO LE ASSUNZIONI, e lo ripetiamo con RABBIA

Il mondo politico è in subbuglio, i consumatori tentano una class action, i dipendenti cercano di ricucire questo paese con i treni, ma Trenitalia è ferma sul principio poco convincente dell’antieconomicità del servizio notturno e l’avvento degli aerei low cost.

Allora istituiamo anche in Italia i  treni low cost e collochiamo gli 800 lavoratori licenziati.

Si punta tutto sull’alta velocità che sull’adriatico non esiste, si spendono ben 1,5 MLD di euro per ristrutturare 59 freccia rosse con l’abolizione delle classi ed introducendo le vetture del silenzio dove i bimbi non potranno forse accedere, le vetture con salette riunioni forse non per anziani o famiglie appartenenti ad un target dirigenziale a discapito dei treni strapieni.

Il progetto finale delle Fs è quello di integrare ed intersecare il Trasporto Pubblico Locale con il frecciarossa nei 2 hub di Roma e Bologna e se così deve essere…………. non fate piangere queste 800 famiglie che hanno perso lavoro e dignità!    Visto il progetto,  Trenitalia e Regioni integrassero questa gente qualificata da anni a bordo dei treni regionali che grazie agli interventi statali e regionali si sono incrementati negli ultimi tempi. Possono adempiere a qualsiasi compito, sono preparati professionalmente.

L’istanza di AIUTO è rivolta da tutti noi 800 lavoratori a tutto il Governo, ai Presidenti di Regione, ai Parlamentari di qualsiasi schieramento, a tutti gli Assessori ai trasporti, ai Sindaci di tutte le città di  questi lavoratori feriti, ai Sindacati Nazionali tutti,  a chiunque abbia un minimo di forza politico-sociale per far tornare sulla bocca di questi dipendenti un po’ di sorriso e di tranquillità attraverso la ricollocazione nel TRASPORTO PUBBLICO LOCALE perché queste persone si sentono “ferrovieri” o forse lo sono.

Signori delle Istituzioni noi gridiamo:      VOGLIAMO LE ASSUNZIONI!

Michele Nitti